mercoledì 19 febbraio 2014

Elite Zero - "Zero"

"Zero", il nuovo disco dei bresciani "Elite Zero"

Elettronica e rock: prerogative che da sempre accompagnano il percorso artistico del duo “Elite Zero”.

Questo progetto però, prende il volo (stando alla loro biografia), solo dopo l'incontro con la cantante Alessandra Zwerger. Il duo quindi diventa magicamente un trio.

Andrea Duranti (chitarra, campionamenti, beat, synth) e Nicola Piccinelli (basso, campionamenti, beat, synth), trovano dunque in questa ragazza, l'ingrediente mancante ed assolutamente essenziale, per la loro proposta musicale. Cavalcando l'onda dell'entusiasmo e della novità, nell'autunno del 2013, cominciano le registrazioni del loro primo album, dal titolo quasi omonimo: “Zero”.

Il lavoro può vantare la supervisione di Simone Piccinelli (chitarrista e tastierista dei Plan De Fuga, nonché fonico e produttore molto stimato).

Fatta questa dovuta premessa passiamo alla musica.
Innanzi tutto la scelta di Simone Piccinelli è più che mai azzeccata e non poteva essere altrimenti. L'intero disco suona davvero bene, è molto “internazionale” e si presenta con le giuste ambizioni. “All Of Me” è la prima perla. Un basso che raggiunge profondità inaspettate, la voce sensuale e a tratti maliziosa di Alessandra e gli arpeggi echeggianti di chitarra che fanno da introduzione agli incisi, come un arcobaleno apre il cielo appena dopo un acquazzone. Tutto questo rende il pezzo davvero memorabile.Chi ben comincia è a
metà dell'opera, si dice. Sicuramente è questo il caso di dirlo.

Aggressiva e graffiante è la successiva “Dancing Souls”. Mi fa pensare subito alla “Madonna più rock”. Un brano accattivante che fa muovere la testa su e giù, grazie anche al suono metallico del basso, al beat semplice e continuo e al sinth che, piano piano, la fa crescere fino all'arrivo di una pausa che toglie il fiato e che prelude all'esplosione nel ritornello.

Protagonista di “Cosmic Stranger” è sicuramente il synth che crea un incredibile sottofondo e il beat che stavolta è molto più elaborato che nei due precedenti pezzi. Canzone che, almeno nelle sonorità, sembra essere più introspettiva e per questo emoziona maggiormente l'ascoltatore. Dopo queste tre “bombe”(Nel senso buonissimo del termine), arriva il momento di rilassarci e deliziarci le orecchie, con questo malinconico intermezzo strumentale intitolato appunto “Interlude #1”. Un motivo struggente e allo stesso tempo delicato, che si colloca alla perfezione all'interno di questa opera.

Giochi di voce, il beat che sembra incespicare, il synth che emula continue e penetranti vibrazioni, il basso che nel ritornello fa sentire la sua voce in modo netto e la chitarra che interviene solo quando si calmano le acque. Questa è “Reliable Love”, un frullato di tutto ciò che questa band, vuole esprimere. L'album si chiude con “Ebb & Flow”. Sicuramente molto “New Wave” e per così dire “orchestrale”. Atmosfere cupe ma non troppo, solo una leggera veste di tristezza. Forse l'unico pezzo che non convince del tutto.

Zero” è senz'altro un album da ascoltare e soprattutto da ricordare!
Migliore debutto davvero non poteva esserci! Io che di “8 ne ho avuti solo in condotta, sento di regalarne uno, ai già grandissimi “Elite Zero”.

A cura di Davide Vittori



https://soundcloud.com/elitezero

https://www.facebook.com/elitezeromusic

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