venerdì 31 maggio 2013

Isofonica - "Fuori da qui"


By Bluff.

Ed eccomi di nuovo in compagnia del mio computer e della musica che risuona nelle casse accanto a me, entrando nelle mie orecchie e delineando quello che è un giudizio (come sempre personale) su ogni traccia, nota, pausa e frequenza rimbalzi nella mia testa. E proprio di frequenze mi sento di parlare all’ascolto di questo particolare gruppo romano: gli “Isofonica”. Il nome di questa band infatti è un chiaro rimando a quelle che sono le curve isofoniche, delle quali non tratterò, anche perché non è di questo che devo occuparmi, basti sapere che sono collegate in un qualche modo alla percezione che noi abbiamo dei suoni proprio in base alle frequenze da questi intercettate. Ed in effetti devo dire che il nome si addice particolarmente alla musica che la band propone. Sfortunatamente ho avuto il piacere di ascoltare unicamente quattro tracce dell’album “Fuori da qui” ma quanto udito in queste mi permetterà comunque di dirvi ciò che penso a riguardo. Perché sì, saranno pure solo quattro tracce, ma quanti mondi si possono cogliere al loro interno.

Prima qualche informazione sulla band, proprio poche, quanto basta per capire con chi si ha a che fare. Gli Isofonica nascono a Roma nel 2011/2012 dall’incontro di tre musicisti che all’ascolto deduco essere abituati all’ambiente musicale. Il loro sound è difficile da delineare, ormai ci si perde fra le mille classificazioni che si possono trovare nella musica, potremmo tirare in ballo il sempre azzeccato Rock, potremmo citare il Grunge ma come potremmo (a mio parere) coinvolgere tutto l’ambiente Noise che spesso viene dimenticato. Per dare una definizione non “scientifica” potrei definirli un intreccio di frequenze che portano all’orecchio un ordinato suono derivante da un disordine apparente e nascoste dissonanze. Io adoro questa musica!! Il trio è composto da Sergio Di Giangregorio (voce e chitarra), leader del gruppo, Valerio Fusco (basso) e Gianluca Ursi (batteria), e già dopo questo lancio un mio primo elogio alla band, in quanto ho sempre apprezzato chi riesce a proporre della buona musica tramite la formazione più semplice possibile.



Passiamo adesso all’album, o meglio alle quattro tracce che ho avuto l’onere e l’onore di ascoltare. Ed essendo in vena di complimenti, un altro mi viene strappato dalla scelta di cantare in italiano, lingua da cui ormai la maggior parte dei gruppi emergenti fuggono, nel tentativo di omologarsi sempre di più al panorama internazionale. E’ sempre bello sentire usare la musicalità della nostra parlata accompagnata da buone basi musicali. Il primo brano che ho ascoltato è “Il Naufrago” e come prima impressione (che spesso è quella che conta) non c’è niente male. La voce, che segue una linea più parlata che cantata, è accompagnata da un basso incessante che disegna assieme alla batteria una perfetta atmosfera, un sound quasi disperato ma aggressivo quando la canzone decide di “esplodere”, come d’altra parte le parole “…Cerco la mia rabbia per uscire ma affondo…” La seconda canzone, la quale dà il nome all’album “Fuori da qui”, si presenta molto più rilassante pur mantenendo un suono molto… “sognante”, se questa è la parola giusta. Il testo molto particolare è sempre perfettamente legato all’atmosfera un po’ cupa espressa dagli strumenti sempre ottimamente in armonia fra loro. La traccia delinea infatti un desiderio, quasi una speranza che ci viene espressamente dichiarata “Voglio uscire fuori da qui, respirare l’aria che c’è!”.

La terza traccia “In un viaggio notturno”, non fa altro che confermare quanto pensavo. Una band di sognatori. La musica è più calma delle precedenti tracce, è quasi realmente un accompagnamento alla voce, che ricca di emozione, ci parla “e poi cos’è l’ispirazione, un foglio bianco poi una canzone, un’idea un’emozione…”. La narrazione prosegue sino al minuto 2.34 dove tutto esplode in uno sfogo che lascia lo spazio alla confusione di forti distorsioni. Giungiamo infine all’ultima traccia che mi è dato di ascoltare “Inviolabile”. L’inizio sembra quasi una canzone di Vasco Brondi ma basta poco a far crescere il sound della composizione. Sottolineo in questo brano quello che è il chorus, che ho trovato di impatto e fortemente emotivo, il sound è potente, le linee definite ed il tutto trasmettere ciò che gli Isofonica vogliono trasmettere (e sono riusciti a farlo con me): emozioni.





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