martedì 7 maggio 2013

Alkene - " Hamartia "


A cura di Angela Mingoni

Hamartia ti da filo da torcere. Non solo perché è un disco contorto, ma anche perché ti lascia un po’ spiazzato con quel suo miscuglio perfetto di rock ed elettronica. Proprio non te lo aspetti che, dopo solo quattro anni dalla formazione, gli Alkene possano dare così tanto. È un lavoro fortemente intimo, in cui il sentimento lacerante viene a galla in ogni singolo pezzo. Le angosce, le delusioni, il dolore seguono un solido filo logico di musica e parole.

Julie” e “Almeno” ne sono emblema. L’amore è la colonna portante in entrambi i pezzi; ciò che li accomuna ulteriormente è senza dubbio l’uso della chitarra, sempre morbida e rassicurante, e delle distorsioni che contribuiscono a rendere l’atmosfera particolarmente onirica , cullando l’ascoltatore e portandolo in nuove dimensioni. Lo stesso vale per “Attesa”. Il massiccio uso del synth carica tutto di una forte energia, tanto che ti scombussola. Si passa da momenti di esaltazione, alla tranquillità totale. Viene a crearsi un piacevole miscuglio di suoni, dai classici di chitarra e basso, alle tastiere. Nulla parrebbe essere lasciato al caso, nemmeno la voce non sempre perfetta. Essa si compenetra senza problemi alla musica e non vi è alcun modo di scalfirla. Le piccole imperfezioni sembrano quasi calcolate, la voce “sporca” da più verità alle parole e le sostiene con convinzione. Cosa che non accade in “Hamartia”, traccia che da il nome all’album. Qui è la musica a farla da padrona, pochi secondi per un intermezzo maestoso che non stona col resto. Una pausa distensiva e piacevole, che ti da la possibilità di staccare per poi ricominciare con “Scelta”. 



Ma la traccia di cui non puoi fare a meno è per forza “Verecondia”; che il pianoforte sia sempre il mezzo migliore per rendere una melodia romantica, è la regola, ma qui assume tutto un altro sapore, perché non si avvicina a qualcosa di già sentito, non sa di stantio. Il “vecchio” e il “nuovo” che si integrano, ancora una volta egregiamente, in un crescendo che esplode di eleganza. La stessa che troviamo in “Satura”. Giusta la scelta di mettere il pezzo all’inizio, poichè attira l’attenzione con le sue tonalità frizzanti e rende piacevole l’idea di continuare a scoprire il mondo Alkene, che ti avvolge e ti coinvolge dalle prime note. Da sottolineare, inoltre, la presenza di un videoclip semplice ma estremamente efficace. Il fatto poi, di scegliere di comporre in italiano rende l’intero lavoro ancora più credibile, sebbene i ragazzotti triestini risultino forse un poco troppo ermetici. Di sicuro ascoltare l’album una sola volta sarebbe limitante, per apprezzarlo davvero bisogna impegnarsi molto.

Ricordano da vicino i nostri cantautori moderni, quelli, però, che non hanno mai paura di osare. Hanno stoffa da vendere.; l’etichetta indipendente Moscow se n’è accorta e presto ve ne accorgerete anche voi...












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