venerdì 15 febbraio 2013

Tra Radiohead e Sigur Ros: ascoltando Surak


di Massimo Minelli
Ascoltando Surak. La prima parola che mi viene in mente non appena inizia la prima traccia di Space Invader è: Radiohead. "Space Invader" è l'album di Surak ascoltabile sulla pagina Bandcamp.

Nel frattempo apro il primo video "Confessions of an ordinary mind" e la mia supposizione viene  confermata: parte un elementare pianoforte in minore (quindi triste) un pò dissonante e ripetitivo immerso in un ambient fatto da echi e riverberi. Sopra tutto una voce, monotonale che recita un discorso in inglese. In questo modo il brano mi risulta già sentito ed è facile trovare una somiglianza con "Fitter Happier"dei RadioheadContinuo con l'album.La struttura dei pezzi è molto simile: presenza di un giro, un riff o un suono più o meno continuativo (un pianoforte, un'eco, un riverbero, ecc) ed altri strumenti da ambientazione  che gli  ruotano intorno. 

L'esistenza di qualche suono conosciuto ri-cattura la mia attenzione: ad esempio in "Cube" è presente un rullante in cross stick che  è molto simile al suono del rullante di Teardrop dei Massive Attack. Il pianoforte è sempre molto evidente, con giri semplici ma non necessariamente banali. I pezzi cominciano e se ne vanno come sono giunti, raramente mi lasciano in testa un qualcosa di più che un ricordo di qualcosa di già sentito. In "A comet is born"arriva inaspettatamente una chitarra e subito una tastiera che gioca con gli inviluppi musicali creando un bellissimo effetto "rincorsa". Poi le percussioni, che ovviamente mi ricordano le percussioni sovrapposte di "Videotape" dei Radiohead. Lunghe code e chili di riverberi alla Sigur Ros in "Moon Landing". E così l'album prosegue.Navigando in internet si scopre che il progetto Surak nasce nel 2012 per mano di Danilo Fittipaldi. Il disco, uscito nel giugno 2012 è totalmente autoprodotto. 

Il progetto viene definito ambient, space rock, elettronico e post-rock.Quest'ultima non la trovo particolarmente azzeccata. Surak è facilmente rintracciabile in internet, nei principali social network e siti dedicati alla musica indipendente, con delle pagine sempre ben curate e semplici,lasciando poco spazio a ciò che c'è intorno e concentrando tutto il possibile sulla musica.Anche i video che si trovano su Youtube sono ben assemblati e pensati, il che fa ben riflettere che di lavoro alle spalle ce né tanto, sia sulle immagini come su i suoni. Le sonorità scelte sono molto belle; traspare la capacità musicale, la scelta di timbriche adatte a far sì che tutto l'insieme suoni bene. Si evince,forse, la carenza di una voce che possa completare ciò che resta in sospeso. Personalmente sono un amante del genere ambient e trip-hop: gruppi come Radiohead, Portishead e Sigur Ros puntano comunque molto sulla voce, addirittura sulla capacità comunicativa di un buon testo.Una buona base comunque è presente nel corso del disco;  tutto questo ci sembra delle  buona premessa per un secondo album magari arricchito da qualcosa di più personale e nuovo. Massimo Minelli



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