sabato 2 febbraio 2013

"Stato Vegetativo Permanente" dei Malamente


Stato Vegetativo Permanente è il primo album dei Malamente

indierock band foggia
Malamente-band Foggia
by Co&Co
Il trio foggiano, composto da Giorgio Iaccio (batteria,drum-machine), Celestino Menichella (basso e voce) e Donato Ruggiero(chitarra-tastiere), lo presenta come un mix tra il darkwave anni '80 e l'evidente influenza di gruppi  contemporanei, quali i Verdena, Marlene Kuntz e Afterhours. All'ascolto non risulta, in effetti, propriamente originale: più riconoscibile come un tributo al genere e agli artisti sopracitati.Da non intendere in accezione negativa, soprattutto come primo album del gruppo, specie per chi adora questo tipo di musica.Strumentalmente hanno una buona tecnica. Una nota di lode agli arrangiamenti, davvero notevoli, che rendono musicalmente più dinamica la composizione, altrimenti quasi piatta.I testi sono una dose, piuttosto massiccia, di esistenzialismo, eredi anche della cultura di una società deviata, come da loro espresso più volte. Per l'appunto, sono scritti sulla falsa riga dei pezzi a cui si ispirano. Crediamo che l’auto-definizione dei Malamente "post-industriale" possa inquadrare l'album come musica e testo. Sì, "post-industriale" è la modalità giusta con cui ascoltarlo.Tra le tracce che spiccano nella decina crediamo sia piacevole soffermarsi sulla numero due, Non mi indurre in tentazione, come critica alla società, ad una convivenza forzata in e con essa, a 'mo di sopravvivenza alla delusione che ne deriva. Una delle più dinamiche soprattutto nel ritornello che si apre in un'armonizzazione di voce particolarmente interessante e d'impatto nel terzo giro. La traccia numero 6, Il mio fucile, è ancora di denuncia; ascoltandolo ci è piaciuto interpretarla in senso lato come fossero "partigiani di sé stessi sociali" sorretto musicalmente da un mix di Depeche Mode e dei Placebo più famosi. D'altronde, l'uso del basso distorto in una parte della strofa rende ancora più diretto il rimando alla band di Brian Molko. Infine, la traccia numero 9 Né radici, né frutti, ma fiori per me è forse la più nettamente riconducibile agli Afterhours per l'impostazione vocale anche se la melodia strumentale si differenzia dai canoni del gruppo milanese, così da rendere questo pezzo proprio dei Malamente. Nell'ascolto ci è parso di intendere una sorta di presa di coscienza e la conseguente rivendicazione di ciò che si vuole: parafrasando un po' potrebbero essere intesi quei fiori come parte più bella del percorso, un po' come si suol dire - è il viaggio che conta.Questo è solo un piccolo assaggio di uno Stato Vegetativo Permanente che vi invitiamo ad ascoltare, oltre che viverlo. Co&Co

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