sabato 9 febbraio 2013

La strada segnata degli Euphorica, band di Bergamo

bergamo band

by Flavia Frangipani
Capita a volte di seguire una strada segnata, e percorrerla come se fosse una propria scelta avventurosa, una pura intuizione. Fortunatamente qualche volta capita di perdersi lo stesso. Nonostante le indicazioni, le convinzioni, i presentimenti. In questi casi, se si è fortunati, può capitare che cadano i pregiudizi. Perché scopri qualcosa che non ti aspettavi. E concedi il tuo tempo a qualcosa su cui normalmente avresti liberamente sorvolato. A volte succede con la musica. Ci sono persone profondamente legate all'idea che hanno di loro stesse, che hanno completamente perso la capacità di ascoltare. E sempre loro, a sentir parlare di musica rock italiana, palesano quello snobismo di facciata tipico di chi certe cose non le considera per partito preso. Quasi non vedessero l'ora di ripetere ad alta voce il manifesto del perfetto rockettaro. Come se esistesse (ma non ci cascate, non esiste). Prendiamo una band italiana, composta da 4 ragazzi, prendiamoli del nord Italia, da Bergamo, scegliamoli con cura (ma diciamolo come se fosse una scelta fatta a caso). Prendiamo gli Euphorica per esempio, gruppo giovanissimo. Hanno registrato un album nel 2011, autoproducendolo (investendoci quindi tempo, soldi, fatica e speranza). Si saranno divertiti a fare quello in cui credono, e saranno stati felici del riscontro positivo ricevuto dal mondo della musica indipendente che li ha prima gratificati e poi accolti. E, dopo il loro primo album “Un viaggio”, si preparano a far uscire il loro secondo lavoro, anticipato da un singolo “L'ultima danza “di cui già è disponibile il videoclip in rete. Se dovessi dare un consiglio, suggerirei di prestare attenzione. Perché l'ascolto distratto trae in inganno, e si rischia di perdere qualcosa. Mentre vale la pena salvare tutto il possibile. Le parole sono di quelle di chi ha qualcosa da dire, ma non riesce ancora a farlo nella maniera più giusta. E allora come per compensare, gli Euphorica impreziosiscono il suono, sottolineando le sfumature, creando intrecci, e mettendoci dentro incastrati abilmente, tutti gli stili in cui si riconoscono. Delegano ai tempi all'infinito e ad uno spropositato uso degli avverbi il compito di raccontare un punto di vista che non può essere che soggettivo (si parla soprattutto d'amore) cercando di renderlo universale e riuscendoci solo parzialmente, perché tendono ad articolare troppo. E infine riempiono i vuoti con gli assoli di chitarra, che risultano sorprendentemente più eloquenti delle parole, sperando che il supporto basterà. Ma per colorare tutti gli spazi bianchi di un disegno fatto di piccoli dettagli, ci vuole tempo. E per essere sicuri di non aver tralasciato niente, anche di più. E' sempre così. Una voce chiara che rispecchia il pensiero espresso in totale leggerezza, ma che tuttavia non regala ancora a chi ascolta tutte le intenzioni che forse nasconde. Non c'è segno di quella presunzione che a volte salva da un ascolto distratto, ma neanche di struggenti parole d'amore che non hanno alcun peso. Nessuno slogan, né frasi ad effetto. Le loro sono parole che restano in sospeso, seguono l'andamento delle chitarre acustiche come se fossero solo d'accompagnamento all'atmosfera musicale a tratti un po' retrò (il che non dispiace) che fa da padrona. La voce esplode nel momento un cui la batteria entra decisa, ma ci si appoggia, senza mai urlare. Il risultato nel complesso è piacevole. Piuttosto, si corre il rischio di non permettere di svilupparne subito il potenziale, bisogna avere la capacità di aspettare ed abituarsi ad una semplicità che a volte non riesce a catturare immediatamente, qui dove siamo sempre molto più attenti a tutto ciò che appare complicato, perché niente da fare, nuotare in acque profonde ci fa sentire più coraggiosi. Non è solo la sostanza ma anche quello che c'è intorno ad un buon proposito che spesso conta. E a volte può anche bastare. Bisognerà identificare il target di ascoltatori a cui intendono rivolgersi, dato che se da una parte c'è chi si accontenterebbe, dall'altra di certo si pretenderà di più. Un inizio quello del primo album, che era valso come una promessa. E qualcuno pronto a scommetterci su. Rimaniamo in attesa, preparati ad assistere ad un'esplosione, che se e quando avverrà, si sarà liberata delle incertezze, e noi lì a raccoglierne i pezzi migliori. E allora tutto il lavoro sarà stata una fatica senza alcuno spreco.Flavia Frangipani

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